Un’equazione semplice per l’adozione di software da parte della pubblica amministrazione

 

Quando un ente pubblico necessita di un software, ha la possibilità di acquisirlo in due modi: acquistandolo su licenza d’uso come prodotto software, come servizio di proprietà della azienda fornitrice; acquisendo un prodotto software opensource oppure un servizio basato su quest’ultimo ma la cui proprietà è un bene comune pubblico.

 

Il contrasto alla corruzione è un tema di interesse pubblico, necessita quindi di un software pubblico e con licenza libera open-source!

 

L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) stessa ha evidenziato, all’interno del Piano Triennale per il contrasto alla corruzione come l’opensource rappresenti una importante via strategica:

“…valutazione delle piattaforme e dei sistemi open source e proprietari disponibili sul mercato, per individuare la soluzione tecnica che meglio garantisse la realizzazione del software da utilizzare e da rendere fruibile in riuso gratuito alle amministrazioni interessate, minimizzandone i relativi costi. […]
È stata, così, sperimentata la piattaforma open source OpenWhistleblowing, realizzando un prototipo del modello informatizzato per la procedura di gestione delle segnalazioni che pervengono all’ANAC dall’esterno (whistleblowing c.d. di 2° livello). La scelta di implementare le funzionalità applicative su una piattaforma di questo tipo è stata operata per ragioni di sicurezza e al fine garantire la massima diffusione in riuso del prodotto, evitando pertanto che le amministrazioni pubbliche debbano necessariamente dotarsi di software proprietari con eventuali costi di licenza indotti.”

 

Utilizzare software open-source come forma di riuso consente di investire in competenze locali, ma anche di capitalizzare in un bene comune la conoscenza di procedure e processi anticorruttivi anziché pagare licenze d’uso a soggetti privati.